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Cigno nella grande rete26 giugno Che mi diciL'asfalto caldo
Di questa strada polverosa
Lo seguirei fino a te
Se solo avessi una faccia nuova...
Se non fossi nudo e spoglio
Se non fossi io.
03 dicembre 2 dicembre (manifestazione propositiva...)Notizia del 3 dicembre 2006 - 17:00
La Destra fa la Sinistra --- "E' la Sinistra che mi offende!" diceva Berlusconi. Ieri i suoi si son vestiti di rosso --- di David Puente Berlusconi e i suoi erano coperti da insulti, cosi diceva lo stesso leader della CDL. Lui e i suoi non insultano, fanno battute. Nella manifestazione di ieri 2 Dicembre Berlusconi sembra si sia vestito di rosso, attaccando pesantemente il Governo delle Falsità e delle Tasse, ineggiando alla Libertà, a quanto pare anche la libertà di insultare, tanto che i suoi manifestanti e i suoi alleati politici si son divertiti ad esporre un colorato porfolio di insulti al Governo e alla sinistra in generale (link). Come se non bastasse, anche oggi c'è stata quella incoerenza dell'identità italiana, con Alleanza Nazionale e Lega Nord, dove la prima dice chiaro e tondo «Nazionale», l'altro come sempre fischia l'inno nazionale. E come non parlare dei canti padani, come il classico «Abbasso il terun»... Arriviamo a «Prodi boia, e Luxuria la sua troia» dai sostenitori di Alleanza Nazionale, «Prodi Park: un Governo figlio di sultana» con il suo doppio senso, e il decadente «Luxuria pisciati addosso» di Azione giovani. Insomma, attacchi a religione (ai Mussulmani), attacchi agli omosessuali (Luxuria & Co), attacco all'unità italiana (fischi all'inno), un ampio corteo con simboli razzisti e ineggianti al fascismo, incostituzionale (chissà cosa avranno pensato gli Ebrei). Altro che libertà! Per un giorno la destra (e non centro destra) si è vestita come quella sinistra che sempre secondo loro li insultavano, definendoli mafiosi, razzisti, ... i coglioni rimangono a sinistra. Sugli insulti: «C'è chi può e chi non può, loro può.» - chi intende capisce. 24 ottobre Quando manderemo i dvd in pensioneTra non molto dovremo abituarci a conoscere un nuovo supporto ottico, la naturale evoluzione del DVD: il BLU RAY DISC. Scritto esattamente così, BLU, non BLUE all'inglese/francese. Curioso, vero? Cosa non devono inventarsi al giorno d'oggi per registrare un marchio! Beh, il principio di funzionamento è il medesimo dei CD e dei DVD: un fascio di luce laser... cambiando la frequenza del laser, cambia anche il "passo" del disco, la distanza tra le tracce e quindi, se in un CD ci stavano 700 MB, un DVD (che usa una frequenza diversa) puo' ospitare da 4,7 (singolo strato) a 8,5 (doppio strato) Gigabyte (come sapete 1 Gb = 1024 Mb, così come 1 Mb = 1024 Kb). Ebbene, il blu ray disc multistrato già in vendita puo' ospitare fino a 50 Gb ! ! ! Chi ha introdotto il nuovo formato??? La stessa potente multinazionale che introdusse il DC, la SONY ! Infatti la Play Station 3 leggerà questo formato (in Europa da Marzo 2007). La tecnologia Blu-Ray teoricamente puo' supportare dischi con così tanti strati da superare i 500 Gb per singolo disco!!! La Sony sta sviluppando per ora la versione da 200 Gb a 8 strati.
Per saperne di più, anche sul formato concorrente HD DVD ---> http://it.wikipedia.org/wiki/Blu-ray_Disc 10 ottobre Volete scoprire chi vi ha bloccati o cancellati da MSN ? ? ?Se volete scoprire chi vi ha cancellati o bloccati su MSN potete rivolgervi a questo simpatico link:
Basta inserire il vostro indirizzo-contatto e la vostra password, cliccare su Check e finalmente scoprirai la verità! Al momento del controllo verete disconessi dal programma ma nn preocupatevi! E' normale! Solo al termine della verifica vi consiglio di cambiare password ! ! ! Non si sa mai...
Sito alternativo che serve al medesimo scopo: http://blockchecker.msnfanatic.com/ 05 ottobre La maschera e il viaggioDefinizione filosofica di identità su WIKIPEDIA: "In filosofia l'identità è qualsiasi cosa che rende un’entità definibile e riconoscibile, perché possiede un insieme di qualità o di caratteristiche che la distinguee da altre entità. O, in altri termini, identità è cio’ che rende due cose la stessa cosa oppure ciò che le rende differenti."
Ma cosa sappiamo dire dell'identità di un essere umano? Di certo ha molte implicazioni, ha un livello di complessità non facilmente districabile. Mi viene in mente l'opera di Pirandello e il suo contributo. Concentriamoci su una domanda più circoscritta: cosa di noi è "maschera" e cosa invece è costitutivo della nostra identità profonda? Cosa della nostra complessa identità è strumentale, un espediente che ci permette di inserirci in un ambiente, di socializzare e cosa invece siamo noi sostanzialmente? Quanto dobbiamo venire a compromessi con il nostro io genuino per essere accettati socialmente? Io ritengo che esista un modo per indagare su noi stessi e le nostre maschere, per rivelare a noi stessi la nostra natura profonda: è sufficiente essere trapiantati in un contesto lontano e completamente diverso. Dovendo confrontarci da zero con un contesto sociale e relazionale differente, ci serviranno altre maschere, altri tipi di "mediazione" e dal confronto tra le due situazioni potremo cogliere la radice della nostra identità profonda. Quando ad esempio un Giovanni qualsiasi finisce di punto in bianco in Giappone, lontanissimo da tutti coloro che conosce, in un ambiente in cui le persone si rapportano a lui in modo diverso, in cui le sue esigenze sono drasticamente diverse, Giovanni-trapiantato rivela a Giovanni-trevigiano quanto di se stesso era costituito da maschere strumentali e quante altre cose Giovanni-trevigiano ignorasse di poter essere. Dopo mesi di "cura", il Giovanni trapiantato ritorna a Treviso e si accorge un po' per volta di non riuscire a nascondere quello che ha imparato di se stesso, per quanto il suo contesto trevigiano gli possa far pesare la sua evoluzione, per quanto l'essersi spogliato di tante maschere lo faccia ora diventare "poco accettabile" dal suo contesto di riferimento originario. Probabilmente le persone che conoscono meglio la propria natura sono quelle che si trovano spesso "trapiantate" in contesti radicalmente diversi e che sanno (ovviamente) anche approfittare della situazione per guardarsi dentro. Il dilemma è che la propria stessa identità profonda puo' costituire un fardello difficile da accettare. 27 settembre SOTTOFONDO: NUOVA BASE DALL'ANTRO!I miei amici sanno della mia smodata passione per la discografia del grande pianista e compositore BOB JAMES ( vedi www.bobjames.com ), in particolare per i suoi album degli anni '70 e primi anni '80. Alcuni dei breaks più famosi usati dai grandi protagonisi della storia della musica hip-hop sono suoi e, a mio modesto avviso, chiunque dica di amare questa musica non dovrebbe prescindere da questo autore. Qualche mese fa sono riuscito ad avere un suo bellissimo album (piuttosto raro), facendomelo spedire dall'Inghilterra tramite il sito dove mi rifornisco di CD poco reperibili in Italia. L'album si intitola "Heads" ed è del 1977, 6 tracce di cui 4 le conoscevo già, grazie ai greatest hits di Bob James che possiedo. Ascoltando l'ultima traccia del cd, "ONE LOVING NIGHT" ho trovato un campione bellissimo, entusiasmante: ottoni squillanti con quel timbro analogico delle incisioni su nastro anni '70. Ero molto eccitato all'idea di utilizzare quel campione per farci una strumentale hip-hop, di quelle grasse e pestanti; purtroppo poco tempo dopo, ascoltando il cd "60 Hz" di DJ Shokka, mi sono accorto che anche lui aveva usato quello stesso campione nel ritornello della traccia "06. Club Dogo - Rendez Vous Col Delirio"... mi ero già accorto di come Shokka frequentasse gli album Bob James perchè avevo già riconosciuto un campione in un altra sua strumentale... quando si parla di breaks anni '70 è difficile poter dire "L'ho trovato prima io!", ma almeno speravo che quel campione non fosse stato usato di recente in qualche pezzo famoso in Italia! Ad ogni modo io non ho rinunciato all'idea di usare quel campione e la strumentale che ne è uscita la potete sentire ora in sottofondo su questa pagina. OSPITI!Saluto con reverenza i gentili ospiti del mio modestissimo BLOG e ringrazio tutti coloro che sprecano due minuti del loro tempo per lasciarmi un frammento del loro pensiero su questa pagina: siete sempre i benvenuti!
Quello che non è tanto benvenuto è il pazzo/a delirante che mi lascia di quando in quando degli insulti sconclusionati (E ANONIMI) e delle minacce di vendetta. Probabilmente o è uno a cui ho rubato la ragazza o è una ragazzina isterica frustrata. Se mi scivessi degli insulti firmati li lascerei lì ! ! ! Che miserrimo essere vivente... 25 settembre La piccola morteL'ho sempre saputo: diamo troppe cose per scontate. Quello che sembra tutta la consistenza del nostro mondo in realtà è una membrana sottile, una membrana che sbatte al vento come una vela alzata un po' a casaccio da mani incerte. Qualche volta questa membrana si spezza e allora ci rendiamo conto di quanto precaria fosse la nostra condizione, ma sempre troppo tardi. Nell'affannarsi a ricucire uno strappo, trascuriamo sempre qualcos'altro e magari la tempesta arriva e ci cola a picco con tutta la barca, vela compresa. Andare a fondo è un po' come morire, è una crisi che ci costringe ad abbandonare molto di quello che ci costituisce, molte persone, molte piccole verità fasulle, molte cose preziose. Non c'è scelta, non c'è scampo. Nell'andare a fondo abbiamo bisogno di una pausa rigeneratrice e spesso la cerchiamo nel sonno, nella "piccola morte". Il sonno è qualcosa che accomuna tutti gli esseri umani, così come la vera fine, la morte. Nel sonno il nostro io autocosciente si abbandona all'amniotica, primordiale incoscienza, qualcosa che ci spaventa, ma che aneliamo, un limbo in cui la nostra identità si smarrisce, con tutte le sue maschere, uno spazio di libertà e di temporanea distruzione di noi stessi. 15 settembre Il destino e la sciampista (una storia vera)Ambientazione: esterno di un cocktail bar, musica jazz, luci soffuse, poco dopo la mezzanotte. Una piccola città, poche persone in giro, è un anonimo martedì di metà Settembre. All'interno del bar ci sono 2 baristi e 3 avventori (un ventisettenne + due ragazze sui vent'anni: la prima una bionda tirata in stile "figa di legno", l'altra una brunetta secca secca); io & un amico ciondoliamo al solito davanti all'ingresso, cocktails alla mano e stiamo chiacchierando. Per la verità più che altro sono io che blatero. La mia oratoria è concitata, sono piuttosto preso dalla mia esposizione della "teoria della responsabilità nell'amministrazione delle 3 fondamentali risorse". Una delle ragazze esce dal locale, la bruna secca secca, mi gira attorno, io non ci faccio caso, lei va a sedersi su uno sgabello alla mia destra. Io sto argomentando il fatto che una persona in generale dispone di tre risorse fondamentali: il tempo, il denaro e le energie psicofisiche. Quello che a me interessava analizzare è come tali risorse vengono usate e amministrate dalle persone per alimentare la propria vita sociale. Quando una persona sceglie di usare le sue risorse in una direzione piuttosto che in un'altra lo fa in base alle sue priorità, scegliendo ad esempio di investire su certe amicizie piuttosto che su altre, su un certo partner, un certo ambiente e così via. Lo fa perchè si aspetta un ritorno dai suoi "investimenti", perchè cerca (legittimamente) la felicità. Si tratta però di risorse scarse, come direbbe un economista. Soprattutto il tempo è limitato, per tutti. Scorre per tutti e finisce per tutti, democraticamente, direi. Ora: vi chiederete perchè stessi blaterando su un argomento del genere... ecco, tutto è partito dalla mia riflessione sul ritornello di una canzone che di seguito riporto: "Le strade si dividono, ognuno segue il suo sentiero, il suo destino che è già stato scritto. Le strade si dividono, le scelte e i compromessi che devi accettare... Non cambiare direzione se sai di aver preso quella giusta... quella che è meglio per te...". Questo ritornello a mio avviso contiene una contraddizione fondamentale: da una parte tira in ballo un generico "destino" che tra l'altro sarebbe "già stato scritto" (un'idea di per sè detestabile, giacchè presuppone che non siamo noi a determinare la nostra vita, che siamo "soggetti" a qualcosa come un copione rigido, ma una qualche forza superiore che detta il senso delle esistenze), dall'altro lato sostiene che una persona sceglie una direzione che sa essere quella giusta. La contraddizione sta nel semplice fatto che dove c'è il destino non c'è scelta. In più c'è la presunzione di poter scegliere una certa strada "giusta" [non si sa in base a quale criterio] e quest'idea non tiene conto delle infinite variabili casuali con cui una persona deve confrontarsi in ogni istante e nemmeno del fatto che nessuno potrà mai sapere cosa sarebbe successo se avesse fatto una certa scelta piuttosto che un'altra. Ovvero nessuno puo' sapere quanto certe scelte siano state azzeccate, i "se" e i "ma" sono solo speculazioni, in sostanza. Ma torniamo alla situazione del cocktail bar: la mia invettiva era rivolta contro questa generica idea di destino che (a mio modo di vedere) viene usata dalle persone per coprire quello che si chiama individualismo, interesse, scelta. Per scegliere una "direzione" si debbono necessariamente escludere altre direzioni, ogni scelta presuppone delle esclusioni. Si fanno delle scelte coll'obbiettivo di essere felici. Si frequentano magari quelle persone che sembrano più affini a noi, quelle con cui riusciamo a comunicare, a condividere. A mio parare quando "le strade si dividono", ovvero quando certi amici, certe persone che prima erano importanti si perdono di vista, ciò accade per il semplice fatto che nell'amministrare il nostro limitato tempo (risorsa fondamentale) dobbiamo spesso sacrificare qualcosa in favore di qualcos'altro, ma certo non mossi da un qualche destino imperscrutabile bensì dalla nostra valutazione, dall'idea che investendo in una certa direzione avremo più "frutti", più "risultati", più soddisfazione, più felicità. Giustificare una scelta appellandosi a un destino già scritto mi pare un'ingenua scusa per evitare la responsabilità della scelta stessa. Nella propria vita sociale ognuno amministra il suo tempo, i soldi e le energie: con chi esco stasera? In quale direzione investo il mio tempo? A chi preferisco telefonare? A chi offro da bere? A chi faccio il regalo di compleanno? Con chi voglio aprirmi? Dove vado a cercare le "occasioni di socialità"? E così via. Ma vi starete chiedendo che fine ha fatto la brunetta secca secca che era uscita dal bar e si era seduta sullo sgabello alla mia destra. Dopo aver ascoltato 15 secondi della mia invettiva contro il feticcio del destino, la comoda scusa dietro cui nascondere le scelte, se ne esce con un commento. Un commento in difesa del destino. Per lei il destino c'è, punto e basta. Ora: di tutto il discorso aveva sentito ben poco, solo le ultime parole. Non mi aveva mai visto ne mi aveva sentito mai parlare in vita sua. Semplicemente, ho dedotto, dentro al locale si annoiava (dato che l'attenzione del ragazzo e dei baristi senz'altro era concentrata sulla sua amica bionda, carina e tirata) e probabilmente voleva solo attaccare discorso per non restare lì a ricoprire il ruolo del palo, ad sbadigliare e a invidiare l'amica. Beh, in quel momento, seppur biasimando le sue parole assolutamente fuori luogo, ho pensato che aveva avuto coraggio ad inserirsi così dal nulla e ho voluto darle una chance. Così le ho rispiegato un po' il discorso dal principio a grandi linee, per coinvolgerla nel dialogo. Ma lei dura, come se non avesse seguito una parola del mio ragionamento: il destino c'è e decide lui. Categorica, dogmatica. A questo punto ho ammesso che per quanto uno cerchi di gestire le risorse, tante variabili restano assolutamente in mano al caso, ma che la casualità è il risultato di una complessità ingovernabile e ho fatto l'esempio classico delle persone che ci sono vicine... spesso, se ripensiamo al passato, certe persone poi diventate importanti, le abbiamo conosciute perchè ci trovavamo in un certo posto in un certo momento, ma che avrebbe facilmente potuto andare diversamente... e lei ha negato che fosse il caso, inteso come l'intrecciarsi caotico di variabili complesse, ma ha continuato sulla linea del destino... decisamente non conosceva la fisica e l'effetto farfalla; dico: ma lo citano anche in Jurassic Park! Forse però non tutti ne possono apprezzare le implicazioni sociologiche... allora le ho chiesto se per caso fosse credente... e non era credente, quel suo "destino" non centrava con la Provvidenza tanto cara a Manzoni... allora le ho chiesto se si trattava di un destino in senso classico, una forza ineluttabile che sta al di sopra delle vite di uomini e dei (vedi Eneide di Virgilio, destinato a fondare Roma). Ma non conosceva nemmeno l'Eneide. Ha cominciato a raccontare di come aveva incontrato "suo moroso" e lì ho capito tutto, sono rimasto folgorato come Paolo sulla via di Damasco. Già l'espressione "mio moroso" mi fa ribrezzo di suo, ma il fatto che fosse convinta che certamente solo una forza superiore poteva averle fatto incontrare quel "suo moroso", denotava una certa ingenua propensione all'irrazionalità sfrenata e ottusa. Questo cazzo di destino serviva a quello: non aveva una sua etica, non era un principio ordinatore, non aveva un suo senso. Era solo quello che fa incontrare le "sciampiste" diciannovenni ai relativi "morosi". Cara la mia brunetta secca secca, ci saranno almeno 3 miliardi di maschi a questo mondo e, ovviamente, non potrai mai conoscerli tutti. Ma che dico tutti, forse non ne conoscerai in una vita più di tremila, a farla grande. Mia cara brunetta, tu sei assolutamente convinta di avere trovato in "tuo moroso" l'essere perfetto per te. Tale convinzione si basa sul nulla, dato che non potrai mai verificare ciò: questo moroso magari è meglio del precedente, ma è probabile che tu abbia sperimentato qualcosa come 2 persone su 3 miliardi e passa. Tu hai bisogno di credere che sia quello perfetto, quello adatto a te e usi una parola magica per restare salda nella tua sciocca convinzione: DESTINO. Ecco spiegato il tuo destino. E' un feticcio. Non ha un senso, è solo la scusa che ti serve per non porti il problema. Per me tu potevi restare tranquillamente nella tua convinzione idiota, farti la tua vita e prendertela sui denti tutte le volte che sbatterai sulla realtà, quella realtà in cui tuo moroso è semplicemente una delle pochissime persone che hai avuto l'opportunità di conoscere, magari un povero idiota qualsiasi. Quello che non capisco è perchè cazzo desideravi tanto convincermi che avevo torto, perchè ti impuntavi e mi dicevi "non è proprio possibile farti cambiare idea". Soprattutto vorrei capire se quando mi hai detto "tu pensi troppo complicato" con un tono che lasciava intendere che la mia per te era una pericolosa inclinazione della psiche (e che probabilmente andavo curato da uno specialista) non ti sei resa conto che il problema è che tu non pensi proprio per niente. Vorrei capire se ti sei accorta di quanto sei superficiale, ingenua e soprattutto presuntuosa. Tu fai la parrucchiera, mi hai detto. Non c'è nulla di sbagliato, probabilmente ci sono parrucchiere che sono anche persone magnifiche, profonde, dotate di buon senso, persone che coltivano interessi e aspirazioni. Ma tu non sei una di quelle. Tu non vedi a un palmo dal naso. Ecco perchè per me sei solo una sciampista.
Per l'ennesima volta qualcuno mi ha accusato apertamente di pensare in modo complicato e astruso. Non penso ci sia qualcosa che mi possa mandare più in bestia, che mi possa far sentire più frustrato. La consapevolezza della "realtà" in cui siamo immersi è tanto più profonda quanto riusciamo a considerarla nella sua complessità. Accettarne la complessità è il primo passo: nulla è bianco o nero. Dotarsi degli strumenti necessari a penetrarla nella sua complessità è il secondo passo: non smettere di porsi domande, di dubitare, di cercare nuovi punti di vista per avvicinarci alle cose, capire che le PAROLE non sono feticci vuoti, formulette magiche. Se non ricerchi la consapevolezza a mio avviso stupri la tua stessa umanità: è come se ti avessero donato qualcosa di inestimabile (l'autocoscienza, l'intelletto) e tu lo buttassi nel cesso. Voi stuprate la vostra umanità? Pazienza. Io non chiedo molto: se mi trovate sulla porta di un locale in un anonimo martedì sera di metà settembre, intento a sorseggiare un cocktail, tenetevi la vostra superficialità per voi. 05 settembre Fratelli D'ItaliaFratelli d'Italia, l'Italia non si desta... corre, balla e ride... e il mal di testa... e non c'è sazietà, Italia obesa e triste... ma cosa insegui, Italia? Il polo del lusso? Ferrari-Ferrè-Ferroviedellostato. Tante settimane senza acqua potabile, un colabrodo, senza treni decenti, senza autostrade, nel caos, nello smog... e si muore di solitudine, vecchi e inutili: una pensione in meno da pagare! Una badante in più (irregolare). Niente vecchi allora, meglio, mi dice. E i figli chi li fa? Solo gli immigrati. Evidentemente loro non sono ancora abbastanza decadenti e un domani lo vedono... per dare cosa a questi figli d'Italia? Televisione per semideficienti, scuole ridicole, tanti bei centri commerciali, parrucchiere... laureati in conservazione dei beni culturali tutti a fare i commessi.. Ma vuoi mettere che gran cosa? Mi vende le scarpe e mi parla del Vasari... Giornalisti che assecondano la stupidità, costume e società, se ti va.. E il cinema? Tutti film sulle crisi dei quarantenni. Quelli che sono rimasti attaccati al posto di lavoro coi denti e non sapendo quasi usare il computer... coi ventenni precari a servire ai tavoli... Fratelli d'Italia, l'Italia va destata. 03 settembre E' in teC'è una frase a fondamento della ricerca: "prima di ogni altra cosa fatti forte di quello che è in te". A prescindere dalle frustrazioni, a prescindere dalla stima, dal consenso, a prescindere dal contesto. L'unica alternativa è ripartire sempre da sè. Io credo che in ogni essere umano ci sia un potenziale enorme, io credo che attitudini e capacità siano frutto del vissuto, ma che non siano mai fondamentali, io credo che la vera dignità sia nel mettersi in discussione e rifiutare prima di tutto i limiti che è il nostro ego a costruire. Io credo che il primo errore sia escludere a prescindere di poter essere altro che se stessi. L'identità in gran parte è una maschera, il percorso che si compie è una scelta. Ogni scelta è legittima se è una scelta consapevole, se siamo pronti a prenderci la responsabilità delle conseguenze. Il primo errore è giustificarci di fronte a noi stessi, fingere con noi stessi. Il tempo è limitato, usiamolo bene. 31 agosto Un punto morto, la line d'ombraQuella fottuta birra al doppio malto c'era davvero, giuro. Non era solo una frase fatta in un patchwork di rime, quella birra al doppio malto, amara come il fiele e dura come una noce la sorseggiavamo davvero. Se poi devo dirla tutta di quando in quando torna, sì, torna tra le mie dita e giù, nelle mie viscere. Magari la tracanno ascoltando Al Green e Bob James, i Black Byrds o Roy Hargrove. Certi nomi non vi dicono nulla, lo so, ma questo perchè voi siete consumatori. Non sapete cosa significa conoscere la musica, esplorarla e scoprire i grandi di ieri, quelli che i musicisti conoscono, dai quali non possono prescindere, quelli che in sostanza imitano. Oggi è un proliferare di i-tunes, di usa e getta... non so se stiamo andando avanti o indietro, ma posso sempre dire con orgoglio che io so bene che profumo ha il vinile. In verità penso che le cose debbano fare il proprio corso, che si impari davvero dagli sbagli, penso che ci sia tanta strada da fare. Dunque, seguendo il medesimo principio, in fondo quello che davvero una persona è si rivela, prima o poi. Momenti di verità. Io non credo che ricercare la benevolenza del prossimo possa essere la mia politica, puzzerei sempre di dannata ipocrisia. No, cristo, se sono un "pezzo unico", se sono l'ultimo "essere artigianale" allra resterò nella vetrina di qualche antiquario a impolverarmi, sì. Voi restate pure nei vostri scaffali, voi oggetti fatti in serie, non ci tengo a seuirvi perchè ho una dignità e questo ai miei occhi è più che sufficiente. Statemi bene. 19 agosto Precari amiciSu chi puoi contare? Chi conosce il tuo vero volto e la tua storia? Chi è sempre solidale con te? Chi cerca di capirti? Chi si preoccupa di te? Chi si prende cura di te? Con chi hai contratto un debito inestinguibile? Cosa resta intatto nonostante il tempo e le stagioni della vita? Quante parole suoneranno vuote e fasulle alle tue orecchie, dopo che sarai stato tradito? Quale vendetta ti placherà? L'indifferenza uccide più dell'odio? 03 agosto CORTE: IL VERO VOLTO DELLA CREATURA GOLLUM!Le parole a volte sono di troppo, lascio parlare le immagini!
PREGO LASCIARE QUALCHE COMMENTO!
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